vino dealcolato
17 Maggio 2021

Vino dealcolato: critiche le associazioni di produttori

Woman pouring delicious red wine into glass, closeup

Fa discutere la notizia lanciata da Coldiretti nei giorni scorsi, secondo cui l’Unione Europea sarebbe al lavoro su una proposta per autorizzare l’eliminazione totale o parziale dell’alcol e la possibilità di aggiungere acqua nei vini prodotti dagli Stati membri.
Diversi i pareri a riguardo e particolarmente critico il giudizio di Coldiretti. “L’introduzione della dealcolazione parziale e totale come nuove pratiche enologiche rappresenta un grosso rischio ed un precedente pericolosissimo e che metterebbe fortemente a rischio l’identità del vino italiano e europeo, anche perché la definizione “naturale” e legale del vino vigente in Europa prevede il divieto di aggiungere acqua” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

Tuttavia, secondo alcune agenzie di stampa, sarebbe arrivata la smentita da Bruxelles. Secondo quanto riportato da Agi, che cita fonti dal Belgio, “la proposta della Commissione non contiene alcun riferimento all’aggiunta di acqua al vino”.
La discussione sui vini dealcolati e parzialmente dealcolati, nell’ambito delle trattative per la nuova Politica agricola comunitaria (Pac), è ancora in corso.

Le reazioni

Oltre a Coldiretti, sono diverse le associazioni italiane di produttori che sono intervenute sull’argomento.
Il segretario generale dell’Unione italiana vini, Paolo Castelletti, precisa: “Siamo attenti ma non allarmati rispetto al tema dei vini dealcolati. Per noi è importante che queste nuove categorie rimangano all’interno della famiglia dei prodotti vitivinicoli, come tra l’altro riconosciuto dall’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (Oiv), per evitare che possano divenire business di altre industrie estranee al mondo vino e che dunque siano le imprese italiane a rispondere alle richieste di mercato (specialmente di alcuni Paesi asiatici)”.

“Bisogna distinguere tra vino senza alcol e vino dealcolato, e ovviamente è un discorso che non dovrebbe riguardare i prodotti Dop e Igp, che hanno una loro naturalità, di cui fa parte anche l’alcol. Credo che il vino senza alcol non debba essere chiamato vino. È un tema diverso, è nella sua natura avere alcol, anche se a livelli più bassi, il vino deve avere alcol. Il prodotto senza alcol è un’altra bevanda, che proviene dall’uva ma non è il vino”, sottolinea Sandro Boscaini presidente di Federvini.

Il Coordinatore del settore Vino di Alleanza Cooperative Agroalimentari Luca Rigotti invece spiega che “non si può chiamare vino un prodotto assai lontano da quello originale in cui è prevista l’aggiunta di acqua. Si tratta di un errore che andrebbe a snaturare completamente le caratteristiche di un prodotto dalla tradizione millenaria, oltre a costituire anche una mancanza di trasparenza nei confronti del consumatore. Siamo molto preoccupati per questo”.

Critico anche il mondo della politica

Secondo il senatore Dario Stefàno, presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea, “si intende legalizzare una pratica che oggi costituisce il reato di “frode in commercio” producendo un danno alla principale voce dell’agroalimentare italiano. Quantomeno non si riporti in etichetta il termine vino, poiché vino non sarebbe. Si tratta di una decisione che, qualora dovesse passare, creerà confusione sul mercato, col rischio di alimentare fenomeni di frodi e di contraffazioni a tutto danno dei consumatori che si troveranno a pagare qualcosa che vino non è”.

Il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli ha invece dichiarato che “la discussione che si sta tenendo in Europa sulla possibilità di autorizzare nelle pratiche enologiche l’eliminazione totale o parziale dell’alcol con la possibilità di aggiungere acqua nei vini, anche quelli a denominazione di origine, contiene proposte che il nostro Paese non intende assecondare”.

La discussione si riaprirà alla fine del mese. Il prossimo incontro tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo si terrà tra il 23 e il 25 maggio.